«Il conflitto guarisce le relazioni» Due giorni di formazione per educatori e animatori - MATERIALE

Cosa appassiona veramente i ragazzi e i giovani delle nostre comunità con cui ci relazioniamo ai nostri incontri? Quali sono le corde da far vibrare per instaurare una relazione in grado di collegare i loro sogni con l’annuncio di chi si fa carico di accompagnarli? Domande a cui si è provato a rispondere durante i due giorni di formazione per educatori e animatori organizzata dall’Azione Cattolica diocesana. Sabato 11 e domenica 12 novembre, presso la pieve di Castelcavallino di Urbino, in quasi centocinquanta si sono dati appuntamento per discutere proprio sul tema della relazione comunicativa.

Partendo da alcune sollecitazioni ricavate da testi di Recalcati, D’Avenia e Novara, i presenti hanno provato a maneggiare strumenti in grado di tratteggiare la realtà vissuta dai ragazzi e dai giovani che si incontrano nelle varie parrocchie della nostra diocesi. Ne è emerso un panorama in cui le relazioni si consumano con una rapidità quasi impropria, spesso tramite piattaforme virtuali, veri surrogati di quello che potrebbe essere il tradizionale rapporto vis à vis, ormai quasi del tutto soppiantato. A maggior ragione, il conflitto diventa un ostacolo al veloce scorrimento di emozioni, parole, immagini che caratterizzano questo tipo di relazioni. Problematiche non di poco conto, frutto di un orizzonte nuovo in cui occorre muovere i primi passi per esplorare questo mondo in cui le tappe relazionali vengono surclassate in tempi e modalità. Ad aiutare gli educatori dei ragazzi e gli animatori dei giovani è intervenuta la dottoressa Federica Sisti, docente di scuola primaria e professoressa di letteratura per l’infanzia presso l’Università degli Studi di Urbino.

«Il conflitto è da intendere come una risorsa relazionale. Finché c’è conflitto, c’è volontà di dialogare, ascoltarsi, cambiare. La violenza, d’altra parte, è l’incapacità di abitare il conflitto». Così ha introdotto la sua riflessione la professoressa Sisti, facendo intuire proprio nella dinamica conflittuale una via per la possibile guarigione di una relazione. Quindi il conflitto si spoglia dei suoi aspetti stigmatizzanti, talvolta riconducibili a emozioni quali la rabbia, che necessita di quello che in gergo viene definito “raffreddamento emotivo”; è però proprio da queste emozioni che si irradia la ricerca del superamento di una fragilità o di un fallimento nel rapporto con l’altro. Citando il pedagogista Daniele Novara, «usare la realtà virtuale è comodo, ma se ci si lascia prendere troppo ti ritrovi improvvisamente senza radici stabili». A noi il compito di far scoprire la stabilità della proposta per eccellenza, quella che si incarna nel volto di Gesù.

Matteo Itri

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