La responsabilità del voto Un dovere civico, emblema di una conquista da non disperdere

Mancano davvero poche ore alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, attraverso le quali si tenterà di fornire al Paese un nuovo Parlamento. Impresa non del tutto semplice, soprattutto se volgiamo il pensiero alle aspettative legate alla formazione di un potere di governo.
Sebbene da un lato si registri una sempre più diffusa apatia nei confronti dell’impegno civico e dell’interesse politico, occorre anche sottolineare il proliferare di un dinamismo differente rispetto a quanto siamo stati abituati finora. Abbiamo visto nascere partiti legati a particolari ideologie e movimenti – dei quali non è questa la sede per produrre un’analisi –, frutto di tensioni che hanno riflessi importanti sia sul piano politico, che sul profilo di una rinnovata consapevolezza individuale.

Di fronte a una realtà così apparentemente in evoluzione, quindi per sua natura priva di punti fermi in generale, il pensiero va a coloro che si recheranno per la prima volta in un seggio elettorale per esprimere il proprio voto. Una generazione nuova, che si aggiunge a tutte quelle prima della loro, dalle quali eredita un importante testamento di democrazia, firmato con il sangue di chi si è battuto perché noi cittadini potessimo esprimerci. A loro l’augurio di farsi guidare da ciò che ritengono maggiormente opportuno per il bene di questa difficile Italia.

Al di là di ogni riflessione o citazione d’effetto in cui si potrebbe incappare, in questi casi corre l’obbligo di ricondurre se stessi alla fonte principale del nostro diritto di voto, qual è la Costituzione e in particolare il suo articolo 48.
«Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico». Un immenso spaccato di storia della nostra civiltà racchiuso in appena due commi. Un voto che appartiene a tutti, uomini e donne; quest’ultime chiamate a votare neanche un secolo fa, in occasione del referendum del 2 giugno 1946. Fino a qualche anno prima si votava su base censitaria. Ecco allora che quella matita che impugneremo all’interno della cabina elettorale rappresenta lo scettro di una nobiltà di popolo, un tesoro da non disperdere. Un diritto che, come conclude il secondo comma dell’articolo citato, è così vitale da diventare dovere: non possiamo sciuparlo, dobbiamo impadronircene e farne buon uso.

Nei suoi 150 anni di storia, l’Azione Cattolica è stata continuamente attenta e presente in ogni aspetto della società, abitando la politica nel corso degli anni. Basti pensare all’incisività di alcuni suoi componenti nel consesso che portò alla redazione del Codice di Camaldoli e poi all’interno della stessa assemblea costituente.

Votare non è dunque un mero adempimento burocratico. Votare è poter camminare a testa alta, nonostante tutto. Per questo non è un’operazione banale, ma un appuntamento a cui presentarsi con la palpitazione di una rinnovata “prima volta” e preparandosi come in occasione delle celebrazioni più importanti.

Settore Giovani
Azione Cattolica diocesana

Un pensiero su “La responsabilità del voto Un dovere civico, emblema di una conquista da non disperdere

  1. Luciano Benini ha detto:

    Ottimo servizio quello di far sapere come si vota, bravi.
    Purtroppo la legge elettorale è così complessa che c’è il rischio di votare in un modo ottenendo un risultato diverso o addirittura opposto. Intanto mettendo una croce su uno dei candidati posti a fianco del simbolo non si da la preferenza a quel candidato ma al primo della lista che è stato scelto dal partito. Quindi non abbiamo nessuna possibilità di votare chi ci piace. C’è di peggio: siccome sono state consentite candidature anche in 5 collegi diversi, se voto un partito perchè il primo della lista mi piace e quello viene però eletto in un altro collegio, faccio diventare deputato o senatore il secondo della lista che magari non mi piace proprio e non l’avrei mai votato. Ancora: siccome la legge elettorale non ha obbligato ad avere un programma comune di coalizione, può succedere che se voto un partito che è in coalizione con altri partiti ma il partito per cui ho votato non raggiunge almeno il 3%, il mio voto va ai partiti della stessa coalizione che hanno superato il 3% che possono avere un programma pessimo, molto diverso dal partito per il quale ho votato. Ciò non succede ovviamente se voto per un partito che non è in coalizione ma è da solo.

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